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Consorzio della Misericordia Maggiore
(Bergamo, secc. XII-XIX)

Notizie
Inventario


Notizie
Nel 1265 il domenicano Pinamonte da Brembate fondò, insieme con un gruppo di laici, il consorzio della Misericordia Maggiore (MIA) di Bergamo, e dettò i 10 capitoli che ne costituirono la regola. Fine del consorzio era quello di distribuire elemosine a poveri, religiosi, ospedali, infermi, vedove e orfani e di soccorrere i confratelli ammalati. Le prime entrate furono costituite da oblazioni in denaro e in natura e dalla riscossione di multe imposte agli eretici; dalla fine del XIII secolo l'aumento delle oblazioni (per lo più sotto forma di legati di immobili) rese possibile la costituzione di un patrimonio più stabile, in grado di garantire beneficenza in forma continuativa. L'accrescersi del patrimonio andò di pari passo con l'espandersi delle attività del consorzio: nel 1337 e 1361 si ricevettero i legati de Apibus a favore degli studenti poveri; il 23 giugno 1449 il Comune di Bergamo, con la riserva del diritto di patronato, cedette al consorzio l'amministrazione della basilica di santa Maria maggiore; dal 1402 è testimoniata la presenza della cappella di Santa Maria Maggiore; nel 1506 fu aperta la scuola per chierici e nel 1556 l'accademia che diventò nel 1770 collegio mariano.
L'archivio è importante non solo per la storia dell'istituzione ma anche per quella di Bergamo e del suo territorio; la MIA, infatti, fu un consorzio di beneficenza dotato di grosse rendite e di proprietà fondiarie per oltre 23.000 pertiche (circa 1.550 ettari) che erano sparse nella città, nella pianura e nelle valli. Si tenga presente, ad esempio, che fino all'età napoleonica fu la MIA a dettare il prezzo di riferimento dei bozzoli, per cui il suo archivio rappresenta una delle fonti imprescindibili per la storia dell'agricoltura e, in particolare, per la ricostruzione delle serie storiche dei prezzi dei prodotti agricoli nel XVII e nel XVIII secolo. Mantenne, inoltre, una fitta rete di rapporti sia con le amministrazioni civili ed ecclesiastiche del territorio bergamasco, sia con le autorità che si succedettero nel possesso di Bergamo, sia con quelle confinanti.
All'interno dell'archivio è presente una cospicuo numero di lettere (tra le quali alcune di Lorenzo Lotto).

L'archivio è consultabile grazie all'inventario pubblicato nel 1965 da monsignor Luigi Chiodi, dopo attento studio dell'unico inventano rimasto, redatto nel 1857 e che già prese atto di alcuni vuoti. L'archivio cartaceo è distribuito negli armadi I-LXXXIII (corrispondente alle segnature da 1 a 1.541) e CLXIV-CLXXVII (segnature da 1.542 a 1.675), nella sezione ordine cronologico (da 1.676 a 1.737), nella sezione A, scatola LVIII e scatola LIX (da 1.738 a 1.961), nella sezione senza collocazione (da 1.962 a 5.054) per un totale di 5.054 unità (faldoni, registri, volumi, atti singoli) dal XIII al XIX secolo.
Il Chiodi aggiunge poi 3 libri a stampa (cinquecentine), 5 manoscritti e 14 corali.
Questo inventario non sempre permette una esatta identificazione delle serie, degli estremi cronologici e delle unità. Si può comunque affermare, con una certa approssimazione, che nell'archivio cartaceo sono identificabili le serie: eredità; carte Rivola (XVex-XVIin); cause per eredità; proprietà; cause; privilegi (1564-1573, 1740); testamenti (1323-1600); Chiesa; estimo della MIA (1607-1745); officiature e carichi (1429-1802); inventari (1326-1743); misure dei beni della MIA (148 1-1618); libri onerum MIAE (1325-1741); regole (1265, XIV-XIX); inventari dell'archivio (1492-1857); libri mastri (1601-1808); libri giornale (1601-1807); terminazioni (1363-1800); scritture (1621-1803); corrispondenza (1797-1808); relazioni (1590-1808); petizioni presentate alla MIA (1338-1342) e scritture (1447-1473); repertori (XV-XIX); Chiesa e musica di Santa Maria maggiore (1800-1827); spese (1280-1802); registri di lettere (1666-1808); scartafacci delle parti e determinazioni (1479-1805); libri ordini per terreni (1596-1796); libri incanti (1430-1808); inventari dei mobili di Santa Maria maggiore (1571-1794); liti (1470-1540); strumenti liberazioni (1575-1808); strumenti e scritture (1509-1620); carte varie (XII-XVIII).
Fanno inoltre parte dell'archivio 12.001 pergamene datate dal 1148 al 1814, estrapolate dalla parte cartacea e consultabili mediante regesti sommari.

L'archivio ha seguito nel corso dei secoli i vari spostamenti degli uffici del consorzio; l'archivio storico del Consorzio della Misericordia Maggiore è depositato presso la Biblioteca dal 1912.

Nel febbraio 2001, a cura di Andrea Zonca e con il contributo dell’Opera Pia Misericordia Maggiore, è stato approntato un catalogo ragionato delle tesi di laurea sulla storia del Consorzio, reperibili presso la Biblioteca Mai o presso gli uffici dell’Opera Pia.


Inventario
Luigi Chiodi, Nel 7° centenario di fondazione della Misericordia Maggiore di Bergamo, "Bergomum", 1965, n. 3-4, p. 3-96.
Archivio della Misericordia Maggiore, trascrizione da dattiloscritto.
Archivio della Misericordia Maggiore (MIA). Indice cronologico, fotocopia delle schede (fascicolo 1, sec.XI-29 agosto 1502; fascicolo 2, 20 settembre 1502-1589; fascicolo 3, 1549-1864).
Pergamene dell'archivio della Misericordia Maggiore di Bergamo (MIA). Inventario topografico, dattiloscritto (fascicolo 1, n° 1-2620; fascicolo 2, n° 2621-6624; fascicolo 3, n° 6625-10191; fascicolo 4, n° 10192-12001).
Pergamene della Misericordia Maggiore, inventario a schede manoscritto (consultabile in Salone Furietti).

Bibliografia: Luigi Chiodi, Nel 7° centenario di fondazione della Misericordia Maggiore di Bergamo, "Bergomum", 1965, n. 3-4, p. 3-96; Fondazione per la storia economica e sociale di Bergamo, Guida agli archivi di antico regime di Bergamo e provincia, Banca dati, a cura del centro studi Archivio Bergamasco.